Un piccolo valzer dell’addio per l’anno che se ne va.
Il 2025 è stato un anno faticoso (ciao, PNRR). E complesso. Per questo non ho aggiornato molto.
Per me è stato l’anno della consapevolezza, complici forse i 40 tondi o piuttosto l’equilibrio che ho trovato in questa vita da trapezista.
Voglio dire addio alle amicizie che si sono sfilacciate (senza che ci sia alcuna colpa). Che gli amori finiscano è qualcosa che ci viene insegnato dall’infanzia, che le amicizie muoiano è qualcosa che non riuscirò mai ad accettare, è un lutto vero e proprio. È la sensazione di aver ancora e ancora sbagliato nell’essere quello che sono.
Voglio dire addio alla sensazione di sentirmi rifiutata, sbagliata per la mia intensità, le mie rigide complessità in bianco e nero. Qualcosa che ha rischiato di cancellare la mia passione principale, quella per la scrittura e la lettura, per i buoni libri. E contro cui sto ancora combattendo.
Voglio dire addio all’ossessione per la perfomance, al dare il massimo fino a esaurire ogni energia, quando non è richiesto (il problema è che non c’è un manuale di istruzioni che ti spieghi quando è richiesto).
Voglio dire addio agli ambienti che non fanno per me, perché non ha senso continuare a fingere di essere altro per non litigare, ascoltare parole che fanno male senza rispondere, implodendo in solitudine.
Voglio dire addio alla rassegnazione politica, alla convinzione malata che se non fai parte di un tutto organizzato la tua azione non serve a nulla. Il cambiamento nasce dalle pratiche che informiamo, dal nostro modo di stare al mondo.
Voglio dire addio al senso di colpa per il tempo speso a riposare, a ricaricarmi a inseguire ciò che mi interessa e mi dà gioia, anche quando al mondo fuori sembra uno spreco. Non si può viaggiare sempre e solo con la batteria di riserva.
Voglio tenere l’amore che ho sentito attorno da parte delle persone che mi sono accanto da una vita o che sono incroci di fortuna e quello che cerco sempre di dare: le risate per il mio compleanno, le romanticherie a Parigi, l’impegno militante della presentazione a Viaccia. Abbiamo tutti bisogno di persone che ci capiscano anche senza parole.
Voglio tenere la passione per la musica, che è una parte di me come i libri e la Rivoluzione Francese. I concerti al freddo di Arcidosso, quelli storti, la chitarra e la voce militanti, il piano che suono soprattutto per me, tutte le note che non ascolterà mai nessuno.
Voglio tenere stretta la voglia di resistere alle ingiustizie di un mondo e di una società che preferiscono la violenza, la sopraffazione e la crudeltà, che scelgono di escludere chi è considerato debole o diverso. Perché, nonostante tutto, voglio credere ancora che un altro mondo è possibile.